
Dal 1° ottobre 2026 entrano in vigore i nuovi valori del Contributo Ambientale CONAI 2026 per gli imballaggi in plastica, con aumenti su tutte e nove le fasce contributive. Il costo per tonnellata varia da 51 € per la fascia più virtuosa a 922 € per la fascia C: la differenza si decide in fase di progettazione dell’imballaggio.
Per le aziende che immettono al consumo imballaggi in plastica, il Contributo Ambientale CONAI 2026 è una voce di costo che dipende direttamente da come è fatto il packaging. Non è una tassa uniforme: più l’imballaggio è selezionabile e riciclabile, meno si paga. Con i nuovi valori in vigore dal 1° ottobre 2026, questo principio diventa molto più oneroso da ignorare.
Cosa cambia dal 1° ottobre 2026
Il Consiglio di amministrazione CONAI ha definito il 25 maggio 2026 i nuovi valori del Contributo Ambientale (CAC) per gli imballaggi in plastica, stabilendone la decorrenza dal 1° ottobre 2026. La decisione arriva dopo un confronto con COREPLA sull’andamento della filiera del riciclo, caratterizzata da volatilità dei mercati, aumento dei quantitativi gestiti e difficoltà di collocazione di alcune frazioni di materiale riciclato.
La rimodulazione al rialzo riguarda tutte le fasce, ma con intensità molto diverse. Questa la tabella completa:
| Fascia | CAC fino al 30/09/2026 | CAC dal 01/10/2026 | Variazione |
| A1.1 | 40 €/t | 51 €/t | +27,5% |
| A1.2 | 87 €/t | 92 €/t | +5,7% |
| A2 | 258 €/t | 264 €/t | +2,3% |
| B1.1 | 219 €/t | 260 €/t | +18,7% |
| B1.2 | 228 €/t | 304 €/t | +33,3% |
| B2.1 | 611 €/t | 639 €/t | +4,6% |
| B2.2 | 724 €/t | 856 €/t | +18,2% |
| B2.3 | 785 €/t | 917 €/t | +16,8% |
| C | 790 €/t | 922 €/t | +16,7% |
Fonte: CONAI, comunicato del 25 maggio 2026. Le variazioni percentuali sono calcolate sui valori pubblicati.
Perché due imballaggi dello stesso peso possono costare 18 volte di più
La diversificazione contributiva è in vigore per la plastica dal 2018 e dal 2023 si articola su nove fasce. La logica è semplice: il contributo riflette il costo reale di gestione dell’imballaggio a fine vita. Le tre famiglie principali sono:
- Fascia A — imballaggi gestiti attraverso il circuito commercio e industria, con filiere di selezione e riciclo consolidate.
- Fascia B — imballaggi destinati al circuito domestico, selezionabili e riciclabili; la sotto-fascia B1 comprende i flussi con mercato consolidato, la B2 quelli con circuiti ancora in sviluppo.
- Fascia C — imballaggi non selezionabili o non riciclabili con le tecnologie attualmente disponibili su scala industriale.
Il divario tra i due estremi è il dato che merita attenzione: 871 € per tonnellata tra la fascia A1.1 e la fascia C. Su un volume di 50 tonnellate all’anno, la stessa quantità di imballaggio può generare un contributo di circa 2.550 € oppure di oltre 46.000 €, a parità di peso immesso al consumo.
Un caso più realistico per il settore alimentare: la riprogettazione di un imballaggio flessibile poliaccoppiato collocato in fascia B2.2 verso una struttura monomateriale in fascia B1.1 comporta una differenza di 596 € per tonnellata. Su 50 tonnellate annue significa quasi 30.000 € di minor contributo, ogni anno, senza toccare i volumi di vendita.
Due variazioni delle liste che è facile non aver notato
Oltre ai valori, dal 1° gennaio 2026 sono entrati in vigore gli aggiornamenti delle liste degli imballaggi in plastica: alcune tipologie sono state ricollocate in fasce più agevolate, ma sono state introdotte anche due precisazioni che penalizzano scelte progettuali ancora diffuse.
- Gli imballaggi e gli accessori in PVC devono essere classificati in fascia C.
- Gli imballaggi contenenti carbon black, che ostacola la selezione ottica e quindi il riciclo, devono essere classificati in fascia C.
Sono due indicazioni molto concrete: sleeve e componenti in PVC, così come i film neri o le stampe con pigmenti carbon black, dal 1° ottobre 2026 comportano un contributo di 922 € per tonnellata. In molti casi il pigmento nero può essere sostituito con alternative rilevabili dai selettori NIR senza alcuna perdita di resa estetica: è un intervento di prestampa, non una riprogettazione strutturale.
Come si abbassa concretamente la fascia contributiva
Il passaggio a una fascia più favorevole non si ottiene con una dichiarazione, ma con una modifica tecnica dell’imballaggio. Le leve più efficaci sul packaging flessibile sono quattro.
1. Passaggio a strutture monomateriale
Sostituire i poliaccoppiati con strutture interamente a base PE o PP consente il riciclo nei circuiti esistenti della plastica. Le tecnologie di coestrusione oggi disponibili mantengono le proprietà barriera contro umidità, ossigeno e aromi, preservando la shelf-life del prodotto.
2. Eliminazione dei componenti penalizzanti
PVC, carbon black, etichette e adesivi incompatibili con il polimero principale: sono elementi minoritari in peso che determinano la classificazione dell’intero imballaggio.
3. Riduzione di spessore (down-gauging)
Il contributo si paga a peso. Ridurre lo spessore del film mantenendo le prestazioni meccaniche abbassa la base imponibile a prescindere dalla fascia. Su film estensibile e imballaggi industriali i margini di ottimizzazione sono spesso significativi.
4. Impiego di materiali riciclati tracciabili
L’uso di PCR certificato non incide di per sé sulla fascia, ma prepara l’azienda ai target minimi di contenuto riciclato che il PPWR rende obbligatori dal 1° gennaio 2030, evitando due riprogettazioni successive.
Il collegamento con il PPWR: perché conviene intervenire adesso
L’eco-modulazione CONAI anticipa la direzione della normativa europea. Il Regolamento (UE) 2025/40, applicabile dal 12 agosto 2026, introdurrà dal 2030 la classificazione di riciclabilità degli imballaggi e i target minimi di contenuto riciclato post-consumo. Un imballaggio che oggi si trova in fascia B2 o C è, con ogni probabilità, lo stesso imballaggio che tra pochi anni dovrà essere riprogettato per restare sul mercato europeo.
Affrontare le due scadenze con un unico intervento tecnico significa ammortizzare una sola volta i costi di sviluppo, di validazione e di adeguamento delle linee di confezionamento.
Un’ultima nota per chi importa imballaggi pieni
La rimodulazione incide anche sulle procedure forfettarie e semplificate per l’importazione di imballaggi pieni. Dal 1° ottobre 2026 la procedura forfettaria “per tara” passa a 131,00 € per tonnellata, mentre la procedura semplificata “a valore” si attesta allo 0,25% per i prodotti alimentari e allo 0,11% per i prodotti non alimentari.
Come possiamo aiutarti
Con oltre 50 anni di esperienza nella produzione di imballaggi flessibili e sei stabilimenti a Nocera Inferiore, Gambardella Group affianca le aziende alimentari e industriali nella riprogettazione del packaging: analisi della struttura attuale, individuazione della fascia contributiva, sviluppo di alternative monomateriale e validazione delle prestazioni barriera nel nostro laboratorio interno.
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